quello che dovrebbero chiedersi gli imprenditori che non esportano e non usano le agevolazioni disponibili

Definiamo esportatore un’azienda che fattura all’estero più di 75mila eur.  Nel madeinitaly solo 50mila aziende su 4 milioni superano questa soglia.

E’ una delle ragioni per l’ #Italiansounding farlocco fattura nel mondo 100milioni. Vedi anche:

3.950mila imprenditori italiani forse potrebbero porsi qualche domanda.

Per esempio: Siamo curiosi? Conosciamo i trend emergenti ? Analizziamo i dati di settore? Disponiamo di competenze per il commercio con l’estero? Definiamo nuovi obiettivi? Pianifichiamo la crescita? Sappiamo gestire il rischio export? Utilizziamo agevolazioni e incentivi in modo intelligente?

Nell’export si fa fatica a uscire da una visione che è spesso più vicina alla bottega che al business.

Qui segnaliamo uno strumento gratuito di autovalutazione che vi consente di testare non solo quanto siete competitivi sull’export, ma anche in quale misura potete considerarvi operativi per il commercio internazionale.

Serve a poco e infatti darsi da fare per trovare clienti all’estero quando in casa non si è organizzati per gestirli. Qui il link al questionario online, richiede 5 minuti.

Riceverete un report riservato, e l’elaborazione aggregata delle vs.risposte sarà gestitita in modo anonimo e presentata nel prossimo convegno UniexportManager.

Le aziende del madeinitaly dovrebbero aprirsi, interagire, scambiarsi esperienze e buone pratiche e magari anche condividere risorse professionali come gli export manager.

E sempre a proposito di bestpractice in questi giorni molte aziende Veneto , Lazio e Sardegna, e quelle di tutta Italia con marchi, modelli e brevetti, stanno guardando con attenzione ai bandi di agevolazione che sostengono promozione e internazionalizzazione con contributi a fondo perduto fino all’80% .

Ottenere i fondi delle agevolazioni serve a poco se poi si disperdono senza un modello di business estero coerente con la vostra proposta. 

Per questo qui segnalo il modello ExportBestPractice, messo a punto dall’accordo ExportPlanning / Uniexportmanager.

C’è anche l’accesso alle agevolazioni, ma le best practice sono articolate in interventi che fanno la differenza fra un tentativo estemporaneo di vendere all’estero e la ragionevole ragionevole certezza di diventare esportatori stabili.

Export Best practice significa reimmaginare il vostro export partendo chi ha ottenuto i migliori risultati.

Il programma è sponsorizzato UNIEXPORTMANAGER, associazione professionale di Uniexportmanager aderente a CNAprofessioni, che lavora con l’obiettivo di portare ogni azienda ad accedere stabilmente a un export / innovation manager, anche con le nuove mdalità managerfrazionale , o in remoto , o exportmanager a domanda. Gli interventi partono dall’export intelligence, fanno leva sul digitale, e si avvale di colleghi export manager direzionali e operativi scelti di volta in volta in base alle loro competenze/esperienze , che possono intervenire a progetto, in modalità frazionale, o a domanda, apportando skill e competenze al momento in cui ne avete bisogno.

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In tanti raccontano belle storie di export. Ma la verità è che nessuno ha ancora trovato la ricetta per aumentare il numero delle aziende italiane esportatrici (ridottosi nell’ultimo anno) e il valore medio del loro export. Ora ci stanno provando con gli “sportelli volanti” . Benvenuti! Però io credo che la risposta si trova nel raccogliere, condividere , confrontare le buone pratiche , dopodichè aggregare risorse manageriali e professionali in grado di intervenire professionalmente dentro ogni azienda.